Rignano Flaminio, Morlupo, Sant'Oreste, Capena, Castelnuovo di Porto, Campagnano e Sacrofano. Comuni a nord di Roma che hanno visto la ‘ndrangheta infiltrarsi e mettere radici nel tessuto economico in modo florido e consistente, con metodi violenti e intimidatori che poi trovavano uno sbocco legale per prosperare. L'operazione condotta questa mattina dalla Polizia di Stato e che ha visto impiegati 250 agenti su tutto il territorio, ha portato alla confisca di 120 milioni di euro agli affiliati del clan della ‘ndrangheta Morabito-Mollica-Palamara-Scriva, originario di Africo in Calabria ma insediatosi a nord di Roma. Si tratta delle famiglie che negli anni '80 hanno partecipato alla faida di Motticella, la guerra intestina ai clan che fece più di cinquanta morti. E che, negli anni 2000, si sono riciclati come imprenditori nel territorio laziale.

‘Ndrangheta a Roma, le infiltrazioni nell'economia cittadina

Le modalità con cui la ‘ndrangheta operava sul territorio laziale erano tanto semplici quanto spietate: gli affiliati ai clan andavano dagli imprenditori che sapevano essere in difficoltà e alle quali le banche non concedeva prestiti. Allora intervenivano loro, dando denaro a tassi ovviamente da usurai, che mai gli imprenditori in crisi avrebbero potuto ripagare. A quel punto il gioco era fatto e tramite minacce e intimidazioni si facevano dare le aziende, anche se formalmente lasciavano a capo i vecchi titolari. Che di fatto però non avevano più nessun introito o potere. Così a nord di Roma, il tessuto produttivo economico era entrato tutto in mano loro: dalla distribuzione di legname agli allevamenti di bovini, dall'ingresso nella catena di supermercati ‘Carrefour' al settore edilizio e immobiliare, passando per la vendita di occhiali e per i centri estetici. I clan avevano anche messo in piedi la Rete di Imprese Morlupo, che si era fatta dare un finanziamento dalla Regione Lazio di 100mila euro.

‘Ndrangheta a Roma, i beni sequestrati ai clan

Sequestro di persona a scopo di estorsione, traffico di stupefacenti e di armi, estorsione, usura e intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso sono solo alcuni dei reati di cui gli affiliati al clan Morabito-Mollica-Palamara-Scriva sono accusati. L'attività investigativa, di natura patrimoniale, ha iniziato a indagare controllando i possedimenti dei membri delle famiglie e i redditi dichiarati: non c'era nessuna possibilità che con i loro guadagni potessero permettersi quello che avevano. Le aziende che sono state sequestrate però, non saranno chiuse: continueranno a operare, ma nella legalità. I beni tolti alla ‘ndrangheta fanno capire quanto l'organizzazione fosse radicata e capillare: si tratta di 173 immobili, quattro allevamenti di bovini, bufalini, ovini e cavalli, 38 veicoli (tra cui una Ferrari F 131 ADE), i finanziamenti della Regione Lazio, titoli finanziati dall'Unione Europea, gioielli e preziosi, oltre mille rapporti finanziari e anche criptovalute.