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Muore dopo aver dato alla luce il suo bambino, medici condannati per omicidio colposo

La donna entra nella Clinica Santa Famiglia, nel quartiere Prati, per dare alla luce il suo secondo genito il 22 settembre del 2008 attorno alle 10.30. Durante il parto una lacerazione all’utero che provoca un’emorragia. Ma i medici non se ne accorgono e muore.
A cura di Va.Re.
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A Roma si può morire ancora di parto. E' successo a Ajantha Kankanamge Dona Devika, cittadina di origini bengalesi residente in Italia da 20 anni. La donna entra nella Clinica Santa Famiglia, nel quartiere Prati, per partorire il suo secondo genito il 22 settembre del 2008 attorno alle 10.30. Ad aspettarla la ginecologa di fiducia che ha già fatto nascere la sua prima bambino E' un travaglio difficile, il bambino è grande e posizionato male. Così i ginecologi decidono di utilizzare la ventola ostetrica per facilitare la nascita. Ma, secondo l'accusa, la manovra provoca una lacerazione dell'utero di 20 centimetri e di conseguenza un'emorragia sottovalutata dal personale medico. Tanto che la donna viene portata in stanza a riposare dopo 12 ore di travaglio.

Sono le 17.00 del 23 settembre quando le infermiere si rendono conto che qualcosa non va: Ajantha vomita e sta male. Non serve a nulla la corsa disperata all'ospedale Fatebenefratelli, la donna muore poche ore dopo aver dato alla luce il suo bambino. Ora, sei anni dopo, il tribunale monocratico di Roma ha condannato i due ginecologi Simona Caputi e Corrado Monteneri ad un anno di reclusione per omicidio colposo e al pagamento di 260mila euro per ogni parto civile in causa, ovvero i due figli di Ajantha e il marito.

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