La pajata romana non è più fuorilegge per la mucca pazza

Ora è ufficiale: la pajata potrà tornare sui menù di ristoranti e osterie a Roma e in tutta Italia. Oggi è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue il provvedimento che elimina le restrizioni sull'utilizzo di alcune parti del bovino in cucina (tra cui l'intestino), vietate ai tempi del diffondersi del morbo della mucca puzza. Il provvedimento entrerà in vigore tra esattamente venti giorni e la pajata tornerà in tavola dopo ben 14 anni.
Una battaglia portata avanti e vinta dalla Coldiretti, quando lo scorso 17 marzo la modifica è stata votata Comitato permanente vegetali, animali, derrate alimentari e mangimi. La pajata è un sugo fatto con l'intestino tenue del vitello, con cui da tradizione si condiscono i rigatoni. Il ‘quinto quarto', ovvero le interiora degli animali, non a caso sono l'ingrediente principe della cultura culinaria romana povera: coratella, trippa, cervello fritto e animelle.
Entrata anche nella storia del cinema per una indimenticabile ed esilarante scena del Marchese del Grillo interpretato da Alberto Sordi, la pajata è nel dna della cultura gastronomica romana, come la pizza a Napoli o la bistecca a Firenze. E' parte integrante del paesaggio culturale, quanto il Colosseo o il Cupolone.
Non solo i golosi esultano per la notizia, ma anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che rivendica gli elevati standard di sicurezza e controlli nel nostro paese.. "Un risultato eccellente – ha dichiarato la Lorenzin – che ripaga il nostro Paese degli sforzi compiuti in materia di controlli negli ultimi quattordici anni dai servizi veterinari del ministero della Salute e da quelli regionali. Il traguardo che abbiamo raggiunto con l'autorizzazione al consumo in sicurezza di questi prodotti riporterà sulle nostre tavole alimenti e ricette della nostra tradizione e contribuirà alla crescita occupazionale nelle aziende nazionali. Grazie alla nostra battaglia sulla sicurezza si amplia la gamma dei prodotti esportabili."