Detenuto si suicida a Rebibbia: mistero sulle cause

Un detenuto albanese di 50 anni si è tolto la vita nel bagno della sua cella nel carcere romano di Rebibbia. Il tragico episodio è avvenuto ieri alle 15 circa nel reparto G9 del carcere. Stando a quanto si apprende l'uomo, in carcere per rapina, lavorava nell'azienda di torrefazione. Avrebbe aspettato che i suoi compagni uscissero di cella prima di impiccarsi.
"Subito soccorso dagli agenti penitenziari, è stato portato in infermeria dove hanno cercato di rianimarlo ma dopo circa 30 minuti è purtroppo morto. Il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l'organizzazione di un servizio d'intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l'intero istituto dove questi vengono implementati", ha dichiarato Maurizio Somma, segretario regionale Lazio del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
"Un detenuto che si toglie la vita in carcere è una sconfitta dello Stato e dell'intera comunità. Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della polizia penitenziaria hanno sventato più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze. Il dato oggettivo è che la situazione nelle carceri resta allarmante", ha aggiunto Donato Capece, segretario generale del sindacato.