Dipendenti del Comune di Roma in rivolta. Il sindaca Virginia Raggi, riporta Il Messaggero, avrebbe un nuovo grattacapo: i lavoratori comunali pare abbiano manifestato la loro contrarierà a prestarsi alle procedure di digitalizzazione degli archivi perché, non vorrebbero trascorrere il loro turno di lavoro a "fare fotocopie" in quanto la considererebbero, una "mansione squalificante". Oltre alla preoccupazione di un'incombente, nuova crisi dei rifiuti e alle solite questioni della Capitale che la impegnano, la prima cittadina si è trovata a fare i conti con la polemica avanzata dai lavoratori del Capidoglio, ed è stata costretta a reclutare delle persone esterne, a un costo di oltre 150mila euro per tre anni di servizio. Sono circa 1200 i documenti presenti nel registro di Stato civile in attesa di essere scannerizzati per la digitalizzazione, una procedura prevista dal Codice dell’Amministrazione digitale 15 anni fa.

Secondo il documento scritto dal responsabile del Dipartimento servizi delegati da cui dipende l’Anagrafe, "l'ufficio non dispone di personale con la qualifica professionale corrispondente allo svolgimento di tali mansioni", perché "è vietato dal Contratto collettivo nazionale l’assegnazione ad una attività continuativa corrispondente a un profilo professionale inferiore". A farlo saranno persone esterne, prettamente incaricate di questa mansione, a spese dei cittadini. I dipendenti comunali si dovrebbero occupare infatti di prendere i faldoni in archivio, passare i documenti allo scanner e rimetterli al loro posto, compito che, con il sostegno dei sindacati, sarà svolto da qualcun altro.