Bambino affetto da handicap allontanato dalla palestra, la denuncia della madre

"È stata una vergogna, una scandalosa discriminazione – denuncia la madre Emanuela Capanna – ma non può finire qui, ho già consultato l’avvocato. Mio figlio aveva tutto il diritto di seguire quelle lezioni. Non avevamo nascosto il suo problema e ha fatto ben due giornate di prova perché la proprietà potesse verificare la situazione. Io stessa ho chiesto subito se fossero in grado di gestirlo e, conosciuto il bambino, mi è stato assicurato che non ci sarebbero stati problemi". Ha raccontare la sua storia al quotidiano romano il Messaggero è Emanuela Capanna, mamma di Tiziano, bambino di 7 anni nato con la sindrome di Rubinstein-Taybi, che provoca un ritardo psico-motorio.
Tiziano non parla ma capisce tutto quelle che gli succede attorno e il suo handicap non gli impedisce di fare sport: da anni fa nuoto e da alcune settimane era iscritto ad un corso di arti marziali in una palestra al Tuscolano, fino al repentino allontanamento che proprio non è andato giù a mamma Emanuela. Soprattutto per quel maestro che, secondo quanto raccontato dalla madre avrebbe detto al piccolo "che doveva aiutarsi da solo perché lui non ce la faceva". Così i genitori di Tiziano sono andati a chiedere spiegazioni per ricevere l'amara conferma: "dai proprietari e c’è stato confermato che l’istruttore non lo voleva. Non ho replicato, perché c’era il piccolo e non volevo che si sentisse umiliato. Non è giusto: si parla sempre di integrazione, poi però i diversamente abili vengono discriminati. Lo hanno mandato via perché al maestro dava fastidio. E adesso il bambino dice: kung-fu, kung-fu, perché gli piaceva andare al corso e io devo inventarmi scuse per non portarlo. Non posso dirgli che non lo vogliono. È uno scandalo".
La solidarietà alla famiglia di Tiziano è arrivata anche dall'Unione Sportiva delle Acli di Roma"È un episodio grave che offende tutta la città di Roma e tutti coloro che credono nell'integrazione nella cultura del rispetto – ha dichiarato il portavoce Luca Serangeli – Per questo vogliamo esprimere la nostra solidarietà e vicinanza alla famiglia e mettiamo a disposizione uno dei centri sportivi affiliati US Acli per far svolgere al ragazzo attività sportiva gratuita. Riteniamo inaccettabile – aggiunge Serangeli – che una struttura professionistica non sia in grado di accogliere un ragazzo con disabilità. Non si può accettare una vicenda del genere soprattutto quando si parla di sport che dovrebbe aiutare, ad ogni grado e livello, ad abbattere le barriere architettoniche e culturali che affliggono questa nostra città".