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Abitare nei parchi di Roma? Si può, costa 10 euro al mese

“In molte ville e parchi, le case dei custodi sono abitate da persone senza alcun titolo. Tra i quali amici, amanti, ex moglie, detenuti agli arresti domiciliari e altri abusivi sia italiani che stranieri.Qualcuno paga l’affitto al Comune, è vero. Anche 10 euro al mese per oltre 100 mq in una bellissima villa”. Questa la denuncia di Daniele Frongia, consigliere del Movimento 5 Stelle e presidente della commissione comunale per la riforma e la razionalizzazione della spesa.
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"Abitare nelle ville di Roma? Si può, costa 10 euro al mese. Una casa di 110 mq dentro Villa Ada a 10,90 euro al mese", così denuncia la vicenda Daniele Frongia, consigliere del Movimento 5 Stelle, presidente della commissione comunale per la riforma e la razionalizzazione della spesa. Il caso di Villa Ada coinvolge l'ex moglie di un vecchio direttore del Servizio Giardini che è rimasta nell'abitazione del compagno dopo la sua morte. Da fuori sembra poco più di un rudere, ma invece all'interno, l'abitazione che affaccia su via Salaria, è curata e arredata finemente. “Oggi in Commissione revisione spesa abbiamo avuto conferma: in molte ville e parchi, le case dei custodi sono abitate da persone senza alcun titolo. Tra i quali amici, amanti, ex moglie, detenuti agli arresti domiciliari e altri abusivi sia italiani che stranieri.Qualcuno paga l'affitto al Comune, è vero. Anche 10 euro al mese per oltre 100 mq in una bellissima villa”. Così continua Frongia.

Alloggi abusivi in tutte le ville di Roma

Un caso, quello delle abitazioni abusive, che coinvolge quasi tutti i parchi e i giardini romani: da villa Frassini a villa Celimontana, da villa Ada a Castel Romano. L'unico esempio virtuoso, tra quelli analizzati, è Villa Pamphilij: il guardiano c'è, ma in pensione ci andrà a breve. “Oggi abbiamo convocato anche il dipartimento Patrimonio e quello per le Politiche Abitative, assenti. Al più presto convocheremo una nuova commissione per trovare una soluzione”, conclude il consigliere Frongia. Una soluzione, che sembra voler trovare anche la signora Rakhmanova, la moglie dell'ex custode di Villa Ada, che, intervistata da Repubblica, risponde così: “Ero disposta a pagare di più, ora è una cifra ridicola. E capisco che in tempo di crisi la gente si arrabbi quando finisce per leggere cose del genere. Ma attaccare il singolo non è proprio giusto. Qui va rivisto tutto il sistema. La prima a chiedere di trovare una soluzione sono io".

A parlare in commissione, ieri pomeriggio, anche Bruno Cignini, direttore del dipartimento per la tutela ambientale, che ha parlato per primo della necessità di un "censimento delle abitazioni in carico al dipartimento. I custodi se ne vanno – ha detto Cignini – e rimangono i familiari, o arrivano ad occupare persone senza titolo". Quest'oggi la commissione si è espressa innanzitutto sul bisogno di una mappatura dei singoli casi all'interno dei parchi e delle ville storiche, e sull'intenzione di cercare un punto di partenza per un'azione congiunta di più dipartimenti che porti poi ad una regolarizzazione generale della situazione tramite delibera”.

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