"Ma chi se ne frega dei graffiti!". Esordisce così Vittorio Sgarbi, critico d'arte, ai microfoni di Radio Cusano Campus. Il polemista è intervenuto per parlare dei recentissimi sfregi di un turista dell'Ecuador, che ha inciso il nome della moglie e della figlia su un pilastro del Colosseo con una moneta da un euro. "Non mi pare importante. Ha scritto il nome, tutta la vita hanno scritto Byron, Canova e altri il loro passaggio su monumenti in qualunque punto del mondo. E' un falso problema, i graffiti sono utili, quando distruggeranno il Colosseo rimarrà la pietra in cui il turista ha lasciato il suo nome".

Per Sgarbi il vero problema riguardo al decoro di Roma, in questo momento, sono le luci a led installate dall'Acea. In molte zone della città i lampioni gialli sono stati sostituiti con lampadine che illuminano le strade della Capitale, anche del centro storico, con una luce bianchissima. "Rispetto ai graffiti del Colosseo sono molto peggio quelli dell'Acea, bloccati anche dalla soprintendenza, che hanno provato a mettere a Roma una luce assurda", sostiene Sgarbi.  "Chi se ne frega della scritta, chi la fa è un coglione, sono peggio quelli che marchiano le cose con lo spray. Poi il Colosseo è pieno di mattoni. Questo è un fatto veniale, con una moneta che danno puoi fare? L'umanità ha scritto sempre sull'arte. Se fai un graffito con la monetina fai una stronzatina che è gravina, ma ci sono fatti più traumatici. Peggio l'azione dell'Acea, faceva più danni con quell'illuminazione a Roma Acea che il turista con quel graffito. Al turista facciamogli una multa e basta".