"C'era una ragazza che mi bloccava e mi impediva di raggiungere Emanuele. Ad un certo punto, lui si è divincolato, mi è venuto vicino, mi ha preso le guance e mi ha dato un bacio. Mi ha detto ‘mi sa che dobbiamo scappare' e poi quelli se lo sono portato via. Non l'ho più visto", racconta Ketty, la fidanzata di Emanuele Morganti, ucciso a 20 anni. Dopo il litigio all'interno del locale Emanuele è stato trascinato all'esterno dai buttafuori. E' là, in piazza Regina Margherita ad Alatri, che ha subito la brutale aggressione da parte di un gruppetto di persone. Per il momento in carcere, con l'accusa di omicidio volontario, ci sono Mario Castagnacci e Paolo Palmisani.

Le parole di Ketty sono state riportate dall'agenzia Agi. Accanto alla ragazza ci sono gli amici di Emanuele, anche Gianmarco, che ha provato a proteggere e a salvare il suo amico fino all'ultimo. "Non c'è alcuna rivalità fra noi che viviamo a Tecchiena e i ragazzi del centro storico di Alatri. Siamo cresciuti in piazza, abbiamo studiato nel centro. Non c'è rivalità. Tutto questo è assurdo", racconta il ragazzo alla stampa.

L'amico Gianmarco: "Vogliamo giustizia, non vendetta"

In un'intervista rilasciata a News Mediaset Gianmarco ripercorre ancora una volta quella drammatica serata: "Tutti gli correvano dietro e lo picchiavano, erano in tanti, 10, 12, 15, erano tantissimi. Non è vero che i buttafuor hanno fatto il loro lavoro. Hanno preso uno che non c'entrava niente con la rissa e giù schiaffi e manganellate. Emanuele non c'entrava niente con quanto era accaduto nel locale. Era una bellissima persona, amava la famiglia, era sempre con il sorriso ed era un corpo e un'anima soli con sua sorella. Vogliamo giustizia per Emanuele, non vendetta".