Al bar Angel a Tecchiena, nessuno ha più voglia di parlare. Qui Emanuele e i suoi amici si incontravano spesso. Gli stessi amici che oggi cercano di farsi forza tra loro. Poche parole, sguardi vuoti e abbracci tra quei tavolini dove fino a pochi giorni fa ridevano e scherzavano tutti insieme.

Emanuele Morganti, 20 anni, è morto in ospedale all'Umberto I di Roma, dopo un brutale pestaggio avvenuto la notte tra venerdì 24 e sabato 25 marzo fuori dal locale Miro ad Alatri. Un apprezzamento di troppo alla sua ragazza, scoppia un litigio. Poi la violenta aggressione. Calci, pugni e anche colpi di spranga. Emanuele si è spento dopo 48 ore di agonia. Al momento sono 9 le persone indagate, due delle quali sono arrestate questa notte con l'accusa di omicidio colposo.

C'è ansia di giustizia, di vedere i responsabili puniti, e tanta rabbia per le parole lette sui giornali e ascoltate alla tv, ma anche in paese. "Stanno mettendo in giro tante voci false per gettare fango. Hanno anche avuto il coraggio di dire che era caduto dalle scale, ma come è possibile? Aveva tutto il corpo massacrato”, grida un anziano parente prima di allontanarsi.

Il pellegrinaggio di cronisti inizia a dare fastidio, le telecamere vengono allontanate. "Tutto quello che dovevamo dire l'abbiamo detto, lasciateci in pace". I genitori del giovane sono barricati in casa, non vogliono contatti con nessuno. Troppo dolore, troppa rabbia.

"Cosa ha fatto per meritare questo quel ragazzo? È stato un vero linciaggio – ci sussurra Pietro, lo zio di Emanuele – era un bravissimo ragazzo, dicono che era una testa calda mentre chi lo ha pestato era pieno di cocaina". Il racconto poi diventa più drammatico: "Lo hanno picchiato selvaggiamente e una volta a terra, hanno sputato sul suo corpo. Qualcuno ha anche urlato ‘questo è quello che ti meriti'.Ma perché tanta ferocia? Emanuele non era una testa calda, era un ragazzo dolce, buono con tutti. Chiunque qui a Tecchiena può confermarlo".

Tra i tavolini del bar Angel, c'è anche Gianmarco, l'unico che ha tentato invano di difendere l'amico dal pestaggio facendo scudo con il suo corpo, ma purtroppo non è bastato. Siede in un angolo, protetto dai suoi amici che tentano invano di consolarlo.

Domani ad Alatri sarà lutto cittadino e mercoledì è prevista una fiaccolata. Ma i suoi amici più cari vogliono ricordarlo a Tecchiena con una veglia funebre e forse un piccolo corteo. "Non è giusto fare una fiaccolata nel luogo dove è stato massacrato, vogliamo ricordarlo qui a Tecchiena, al bar dove siamo cresciuti insieme".