Lunedì 7 gennaio migliaia di neofascisti sfileranno nel quartiere Appio fino alla storica sezione dell'Msi di via Acca Larentia, per rendere omaggio alla memoria di  Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, nel 41° anniversario del loro omicidio. Si tratta ormai di un rito codificato, del principale appuntamento del neofascismo italiano, dove viene creata l'identità dei giovani militanti annodando i fili neri della storia e che in questi anni ha avuto sempre maggiore attenzione da parte dei media proprio per l'interesse che richiama l'ostentata teatralità e la scenografia marziale in cui avviene il "presente" per i "camerati caduti". Il culto dei morti assolve così al duplice obiettivo di cementare all'interno una comunità politica attorno a simboli e liturgie, e allo stesso di propagandare all'esterno l'immagine che si preferisce. La commemorazione di Acca Larentia è poi il termometro dei rapporti nel litigioso mondo dell'estrema destra, dove si possono saggiare i numeri e la forza di sigle e aggregazioni.

Il rito "sacro", il culto dei caduti

Sempre lo stesso il rituale che si tiene nel piazzale antistante la sezione, dove una grande croce celtica è dipinta in terra con vernice nera. I militanti che hanno sfilato marciando con passo militare si dispongono su file ordinate. Poi, nella penombra, una voce stentorea urla "Camerati attenti", per poi scandire i nomi dei "martiri" a cui i presenti rispondono in coro "presente" facendo il saluto romano. Un ordine scioglie la manifestazione: "Camerati riposo". Qui si cementa l'identità e l'appartenenza a questa comunità, nel culto dei morti (e della morte) in una scenografia lugubre e teatrale, alla luce delle torce e delle candele. Prima di arrivare ad Acca Larentia si svolge da alcuni anni un breve corteo, che lo scorso anno è stato definitivamente egemonizzato da Casa Pound Italia a discapito di formazioni minori o con meno presenza militante a Roma come Forza Nuova, che ha gestito la marcia dall'inizio alla fine con tanto di servizio d'ordine con pettorine brandizzate. Un particolare che ha fatto storcere il naso a molti, soprattutto vecchi militanti missini magari arrivati da quella storia ad altri approdi, che vorrebbero la cerimonia unitaria e lontana dalle beghe della politica di tutti i giorni, proprio per rispettare la sua "sacralità".

Il corteo del 7 gennaio 2018
in foto: Il corteo del 7 gennaio 2018

Casa Pound ha conquistato Acca Larentia

Chi gestisce la memoria dei martiri di Acca Larenzia detiene un importante capitale simbolico nel mondo dell'estrema destra italiana. E se prima la sezione era una sorta di santuario super partes della diaspora missina, da poco più di un anno è ormai gestita saldamente dal gruppo di Iannone e Di Stefano che ne hanno preso saldamente possesso pur senza trasformarla in una sede del loro movimento. L'egemonia su questo appuntamento è stata costruita lungo dieci anni da Casa Pound che nel 2007, in occasione del trentennale, rilanciò l'appuntamento con una fiaccolata prima del "presente" aperta da tre ragazzi con un giaccone mimetico, passamontagna sul viso, che con un tamburo davano scandivano la marcia. Addirittura lo scorso anno Forza Nuova non si è presentata per il "presente" di rito, che negli scorsi anni aveva svolto in orari separati: il rapporto tra le due organizzazioni più importanti del neofascismo italiano è ormai segnato da scontri e livori, un fossato che sembra incolmabile. Nel 2012 si era consumata la rottura tra Casa Pound e Forza Nuova attorno alle celebrazioni, poi il ferimento a colpi di pistola dell'ex Nar Francesco Bianco da parte di Carlo Giannotta, che era il "garante" della sede proprio per dissapori attorno alle celebrazioni. Per richiamare militanti da altre città e cementare ancora di più la sua identità a quella dei tre "martiri", Casa Pound per la sera del 6 gennaio sta organizzando anche un concerto di "musica identitaria", in un luogo segretissimo, dal titolo "Il Fuoco Sacro".

La strage del 6 gennaio 1978

È la sera del 6 gennaio del 1978 quando commando composto da almeno cinque persone mai identificate apre il fuoco contro la sezione dell'Msi di Acca Larentia. Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, che si stavano recando a volantinare, vengono feriti a morte. Hanno rispettivamente venti e diciotto anni. La notizia si diffonde e subito un gran numero di militanti si raduna all'esterno. La manifestazione spontanea termina con violenti incidenti con le forze dell'ordine, durante i quali il 19enne Stefano Recchioni viene colpito a morte da un proiettile esploso dal capitano dei carabinieri Edoardo Sivori che lo centra in piena fronte. L'attentato viene rivendicato con una telefonata dalla fantomatica sigla "Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale", mentre la mitraglietta Skorpion utilizzata per uccidere Bigonzetti e Ciavatta verrà ritrovata nel 1988 in un covo delle Brigate Rosse e sarà utilizzata per compiere tre omicidi firmati dall'organizzazione armata.

I momenti successivi alla strage
in foto: I momenti successivi alla strage

Uno spartiacque per il neofascismo italiano

La morte dei tre giovani missini segna uno spartiacque. Da una parte si trovano l'Msi guidato da Almirante, che rilanciava in quei mesi la sua immagine come forza d'ordine l'appoggio agli organi dello Stato, assieme al neofascismo atlantista ossessionato dalla possibilità di imprimere una svolta autoritaria contro il pericolo "rosso"; dall'altra invece le nuove leve pronte a rompere con l'Msi e a dar vita a nuovi gruppi armati ed extraparlamentari. Invano i giovani neofascisti chiesero ad Almirante di condurre una campagna per chiedere l'incriminazione di Sivori. Tutti i militanti dell'epoca, compresi quelli che daranno vita ai Nar la principale formazione armata di estrema destra di quegli anni, concordano nell'indicare proprio nella strage di Acca Larentia un bivio nella loro biografia individuale e collettiva che anche oggi viene posto a fondamento della propria identità delle formazioni neofasciste.