Arrestata lo scorso agosto per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile, si aggiungono ora particolari alla vicenda che ha visto finire in manette una donna di nazionalità cubana di 36 anni, accusata di vendere la figlia di soli 13 anni in cambio di regali e denaro. "Amore ti va di stare con mia figlia? Dai, oggi comprale un mini compite", questo uno dei messaggi mandati dalla madre a uno dei tanti clienti. La ragazzina veniva offerta anche in cambio di biancheria intima costosa, di tatuaggi, di uno smartphone o di una serata in un locale costoso.

Gli incontri avvenivano in un appartamento al Collatino, nella casa dove la donna viveva con il compagno, un romano impiegato di banca. Una storia terribile che non è nata dunque dall'estremo bisogno, come appurato dal pm Silvia Santucci e dal procuratore aggiunto del pool anti-violenza Maria Monteleone, che hanno ricostruito cosa avvenisse grazie all'esame del cellulare della donna che non si faceva problemi a inviare messaggi via WhatsApp e Facebook ai clienti, con tanto di foto della figlia. Non disdegnava la donna di proporre incontri a coppia con lei e la ragazzina. Sono cinque i clienti individuati e indagati

Il giudice ha deciso che la donna rimarrà in carcere in attesa di giudizio, esistendo un concreto rischio di reiterazione del reato. Scrive il gip Nicola Di Grazia nell'ordinanza riportata da il Messaggero: "La disinvoltura con la quale l'indagata ha proposto a più persone di consumare rapporti sessuali con la figlia peraltro in cambio di denaro o utilità anche di scarso valore, rende concreto che la stessa continui – ha si legge nel dispositivo – Le modalità delle condotte sono significative di un comportamento tutt'altro che episodico che esprime il totale disinteresse al grave nocumento arrecato alla crescita psicofisica della figlia".