Villa Aldobrandini di Roma, da non confondere con l'omonima villa che si trova a Frascati, nella zona dei Castelli Romani, è situata nel cuore del centro storico della Capitale, nel quartiere Monti, vicino ai Mercati Traianei e alle Terme di Costantino. Ideale per una passeggiata all'aria aperta e per fare un po' di sport, questo giardino pensile pubblico capitolino si presta anche come area di riposo tra una visita guidata e l'altra tra le eccellenze archeologiche della Città Eterna. Ecco, di seguito, tutte le informazioni necessarie a trascorrere qualche ora in completo relax e lontano dal caos e dal traffico cittadino.

in foto: Ingresso di Villa Aldrobrandini a Roma (Wikipedia).

Come arrivare a Villa Aldrobrandini.

Villa Aldobrandini si trova in via Mazzarino 11, nel quartiere Monti, a Roma. Arrivarci è facile: basta prendere la linea A (Rossa) della metropolitana e scendere alla fermata "Repubblica" oppure una delle linee di autobus a scelta tra H,40,60,64,70,117,170. Il parco è aperto tutti i giorni dalle 07:00 fino al tramonto e l'ingresso è gratuito, trattandosi di un giardino pubblico. La villa si compone anche di un palazzo, realizzato nella seconda metà del Cinquecento dall'architetto Carlo Lambardi per la famigli Vitelli, che però oggi è recintato e chiuso al pubblico per lavori di restauro, per cui è possibile visitarne soltanto la parte esterna, a cui si accede tramite una scalinata. Da qui è possibile godere di un suggestivo panorama su alcuni luoghi di interesse culturale, come Torre delle Milizie, Palazzo del Quirinale, chiese dei Santi Domenico e Sisto e di Santa Caterina in Magnanapoli.

Breve storia di Villa Aldobrandini.

La storia di Villa Aldobrandini è abbastanza complicata. L'edificio centrale fu realizzato nel Cinquecento sui resti di una precedente costruzione di origine romana, poi ampliato nel Seicento da Giacomo Della Porta per il cardinale Pietro Aldobrandini, diventando ben presto sede di un'importante collezione artistica. Questa poteva annoverare tra le sue opere quelle di artisti del calibro di Giovanni Bellini, Correggio, Tintoretto e Tiziano, insieme a molti marmi antichi. In seguito, tutti questi capolavori andarono persi a causa delle vicende legate all'eredità della famiglia, e successivamente l'apertura su via Nazionale ne modificò di molto l'aspetto del giardino. Duranti gli anni del fascismo, nel 1929, la struttura fu acquistata dallo Stato, che lo rese giardino aperto a tutti. Oggi, si può solo passeggiare tra i suoi alberi di limoni e i suoi viali fioriti, dal momento che gli interni del palazzo sono ancora chiusi per lavori.