Circa quaranta migranti eritrei sono rimasti intrappolati all'interno della chiesa di Santa Maria del Soccorso, poco lontano dal centro di accoglienza di via del Frantoio, al Tiburtino III, Roma, dove nella notte tra martedì e mercoledì si sono verificati scontri violenti tra i residenti del quartiere e gli ospiti della struttura. Alcuni migranti hanno partecipato ieri sera ad una messa organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio, ma sono rimasti bloccati all'interno della chiesa perché fuori "si aggiravano gruppetti di militanti di un'organizzazione di estrema destra". A denunciare il fatto è Giorgio de Acutis della Croce Rossa di Roma.

"Nel pomeriggio un gruppo di militanti di estrema destra aveva effettuato un sit-in fuori dal centro di accoglienza. Quando hanno smobilitato, hanno anche saputo che molti dei ragazzi erano in chiesa, comprese donne e bambini, ed evidentemente si sono precipitati qui. Agenti sono sia all'interno della chiesa, sia fuori. La Croce Rossa, che gestisce il centro di accoglienza, ha inviato due bus per riportarli a casa", racconta De Acutis, che poi denuncia: "Gli ospiti del centro dicono che gli sembra di stare in Libia, vedono in molte persone la stessa ostilità e gli stessi sguardi dei loro aguzzini che li maltrattavano in Libia prima di venire in Italia".

Denunciata la zia del 12enne: accusata di aver ferito un rifugiato.

La signora Pamela, denunciata per aver aggredito e ferito un migrante, è la protagonista del blitz da parte di un gruppetto di residenti del quartiere nel centro per rifugiati e richiedenti asilo. Secondo il suo racconto un rifugiato eritreo avrebbe cominciato a tirare sassi all'indirizzo di un gruppo di ragazzini, tra cui c'era anche il nipote di 12 anni. La donna ha deciso quindi di intervenire e protestare all'interno del centro. Là sarebbe stata aggredita e sequestrata.

Questo il suo racconto alle telecamere di Fanpage.it