Questa mattina il Campidoglio ha reso noto che la sindaca di Roma Virginia Raggi ha inviato una lettera indirizzata al ministero dell'Interno e al prefetto Paola Basiloni, chiedendo una moratoria rispetto all'apertura di nuovi centri d'accoglienza per migranti nella capitale. Una lettera che stupisce nei contenuti, prima di tutto perché – da quanto è noto – non è previsto al momento un intensificarsi dei flussi di migranti rifugiati o richiedenti asilo verso la capitale. In più colpiscono i toni apocalittici della sindaca, che fanno prefigurare scenari cupi e violenti.

A causa della "forte presenza migratoria e il continuo flusso di cittadini stranieri", Raggi chiede "una moratoria sui nuovi arrivi".  "Trovo impossibile – ha aggiunto – oltre che rischioso, ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza, peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica sul territorio comunale". "Per tali motivi, questa amministrazione, in considerazione degli elevati flussi di migranti non censiti, auspica che le valutazioni sulle dislocazioni di nuovi insediamenti tengano conto della evidente pressione migratoria cui è sottoposta Roma Capitale e delle possibili devastanti conseguenze in termini di costi sociali e di protezione degli stessi beneficiari, evitando di gravare, ulteriormente, sul territorio comunale".

La sindaca Raggi dice che a Roma, nella capitale del paese, i migranti collocati in strutture d'accoglienza potrebbero non essere al sicuro, così come i quartieri che li accolgono potrebbero subire "possibili devastanti conseguenze in termini di costi sociali". Parole gravide di conseguenze, con cui il Movimento 5 stelle a Roma sembra mettere le mani avanti: se il Governo decide di collocare nuovi migranti a Roma noi non siamo d'accordo. Si sa, sull'accoglienza non si guadagnano facili consensi.

I numeri dell'accoglienza a Roma.

Ma quanti sono i migranti accolti nel circuito dell'accoglienza a Roma? Secondo lo studio "Il Mondo di Dentro", dedicato alle condizioni dell'accoglienza a Roma all'11 ottobre del 2016 i migranti richiedenti asilo o rifugiati presenti nelle strutture d'accoglienza nel Lazio erano 13.996, di cui il 61% si trovano strutture di accoglienza temporanee (Cas), gestite direttamente dalla prefettura. Nei Cas sono ospitati 4.063 nella provincia di Roma, mentre nel triennio 2013/2016 il comune di Roma ha finanziato progetti Sprar, grazie ai fondi del ministero dell'Interno, per un totale di 3.097 posti.

Numeri importanti senza dubbio, e che sono destinati a salire con l'arrivo dell'estate per quanto riguarda i Cas. Ma come si fa a decidere quali sono i livelli di accoglienza sostenibile? Facendo il paragone con l'altro grande territorio metropolitano del paese – quello di Milano – lo sforzo di accoglienza non sembra essere minore, tutt'altro. Come si fa a decidere che la città si trova in emergenza? La sindaca Raggi chiama in causa il peso dei flussi non censiti, ovvero di chi transita per Roma e non ha nessuna intenzione di rimanervi. In questo caso fare i conti è ben più difficile, ma ci si può fare un'idea consultando il report della ‘Rete legale per i migranti in transito', costituitasi attorno all'esperienza del Baobab, arrivata a sostenere circa 80 persone al giorno negli ultimi mesi.

Accogliere: sì, ma come?

Ma non esiste solo il tema dei numeri, ma anche quello della qualità dei servizi di accoglienza, di cui l'amministrazione comunale è direttamente responsabile (almeno per quanto riguarda gli Sprar). È chiaro infatti come un grande centro in un quartiere periferico, magari che ospita centinaia di maschi adulti, abbia un impatto completamente diverso dell'accoglienza diffusa, magari in singoli appartamenti diffusi nel tessuto urbano. Eppure il nuovo bando Sprar del comune di Roma sembra non invertire la rotta degli scorsi anni, inserendosi invece in perfetta continuità con il passato.

Come raccontato da Fanpage.it, al momento dell'apertura delle buste, la grande maggioranza dei progetti presentati riguardava centri di grandi o medie dimensioni, collocati per lo più all'estrema periferia della città. Pochissimi i progetti su dimensioni sostenibili. Colpa dei soggetti proponenti? Senza dubbio: evidentemente sono poche le realtà del terzo settore interessate a fare un discorso sulla qualità dell'accoglienza. Ma colpa anche di chi ha scritto il bando – ovvero Roma Capitale che ha deciso di esternalizzare completamente l'accoglienza finanziata dal ministero dell'Interno – che non ha indicato una netta discontinuità con il passato.

La gestione dei migranti in transito.

Rimane poi aperta la questione della gestione dei migranti in transito. Mentre a Roma si susseguono gli sgomberi degli insediamenti organizzati da volontari e associazioni umanitarie attorno alla stazione Tiburtina, non esistono progetti di sostegno come ad esempio accade a Milano: una situazione che con tutta evidenza aumenta i rischi per la sicurezza di migranti e cittadini. Gli sgomberi e la dispersione di soggetti deboli nel territorio, non solo è una politica che rischia di ledere i più elementari diritti umani, ma impedisce il controllo di un fenomeno che altrove (per esempio a Milano) è monitorato e attenzionato dalle istituzioni.