Gli agenti del GICO della Guardia di Finanza hanno sgominato all'alba una banda di violenti strozzini. In tutto 17 le ordinanze di custodia cautelare, 13 in carcere e 4 ai domiciliari, emesse al termine di una lunga inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino. Agli indagati contestata l'aggravante del metodo mafioso. "Ci devono pagare lo strozzo… sto aspettando… mi metto sulla moto e lo butto di sotto… tocca ammazzarlo!", queste alcune delle frasi intercettate durante le indagini, che avrebbero portato alla luce quella che gli inquirenti definiscono come una "struttura dall'elevato livello criminale"

Un'organizzazione che vede la "commistione tra gruppi di criminalità autoctoni già presenti a Roma, con pezzi di organizzazioni di tipo mafioso che da tempo si sono stabilizzati nella capitale". In tutto cinquanta gli indagati, tra cui anche diversi insospettabili e colletti bianchi: professionisti, un avvocato, due finanzieri e funzionari di banca. Un sintomo dell'elevata capacità criminale, soprattutto per la capacità di reimpiegare e riciclare il denaro ottenuto nell'attività di prestito a strozzo.

"Nel terreno del recupero crediti – ha aggiunto Prestipino – vi erano relazioni con gruppi calabresi e napoletani". Scambi di favori criminali, ma anche la violenza necessaria per recuperare il danaro e forza intimidatrice e protezione. Nell'inchiesta spunta il nome anche di Michele Senese come garante del gruppo criminale, il cui nome veniva fatto nella gestione dei rapporti con altre organizzazioni criminali. Senese è un boss di camorra saldamente trapiantato a Roma fin dagli anni '80.

In azione dalle prime ore dell'alba circa 300 finanzieri, che hanno eseguito 75 perquisizioni domiciliari e sequestrato beni per circa 16 milioni di euro. L'organizzazione avrebbe avuto interessi anche nel ramo del narcotraffico: ritrovato un libro mastro dove erano appuntati i conti dello smercio di 120 chili di stupefacenti.