in foto: La sindaca di Roma Virginia Raggi in audizione in commissione parlamentare d'inchiesta sulle Periferie – LaPresse

Nelle periferie romane la sindaca Virginia Raggi sostiene di aver trovato il “far west”. A livello urbanistico e nei servizi, come dichiarato dalla stessa prima cittadina durante l’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta sulle Periferie. “Per noi sono al centro delle politiche, Roma è una città di fatto del tutto periferica”, ha esordito la Raggi sottolineando di aver trovato, all'inizio del suo mandato, “un’assenza delle amministrazioni nelle politiche che ha prodotto un abbandono totale di tantissimi luoghi”.

Noi veniamo dalle periferie, io stessa abito in periferia, è una situazione che conosciamo fin troppo bene”, ha aggiunto la sindaca spiegando che l’obiettivo della sua giunta è quello di ripartire dai quartieri dimenticati di Roma per far rinascere la città. E in merito a un tema che riguarda molte zone periferiche romane, quello dei campi rom, la Raggi ha rivendicato di essere riuscita a “concretizzare le linee guida europee utilizzando i fondi Ue appositamente stanziati”. I campi nomadi sono in “condizioni intollerabili”, con i roghi tossici che “continuano nonostante l’attività di contrasto che stiamo facendo in maniera sperimentale da febbraio con una maggiore presenza e più monitoraggio della polizia”. L’unica soluzione reale, per la prima cittadina, è “il progressivo superamento dei campi”.

Raggi: "Servono 1,8 miliardi di euro per rimettere in moto Roma"

Secondo Raggi servirebbero 1,8 miliardi di euro extra per rimettere in moto la Capitale. Cifra che la città "non può produrre", secondo la sindaca. "Ce li date perché siamo la Capitale o no? Ci date i poteri speciali perché siamo la Capitale o no?", ha chiesto durante l'audizione rivolgendosi al governo. La Raggi ha poi aggiunto che il grado di usura delle strade di Roma richiede investimenti per "50 milioni di euro l'anno per i prossimi dieci anni", soldi che "Roma non ha". Replicando alle domande dei parlamentari presenti,  ha affrontato anche il tema della legge di Roma Capitale, ritenuta “non sufficiente”. “Roma ha circa 2milioni e 900mila residenti che pagano le tasse – ha spiegato – per una città che deve erogare servizi a 4 milioni, 4 milioni e mezzo di cittadini. Se per voi è sufficiente è evidente che la legge 56 resta valida, ma la legge 56 per Roma non va bene, perché parliamo della Capitale".

Soffermandosi su un punto non strettamente legato all’audizione di oggi, la Raggi ha parlato della ricognizione delle locazioni passive che “Roma Capitale sta sopportando per l’utilizzo di spazi di proprietà di terzi”: “Stiamo cercando di andare a trovare i nostri immobili all’interno dei quali progressivamente spostare i nostri uffici per abbattere il grandissimo problema delle locazioni passive che pesano molto sui nostri bilanci”.

Tra gli altri elementi di cui ha parlato la Raggi c’è stato quello dei piani di zona, accusando le precedenti amministrazioni di essersi “dimenticate di verificare” il rispetto delle pattuizioni. In particolare, la Raggi si è soffermata sul piano di zona di Monte Stallonara, "costruito sopra una discarica” stando a quanto riferito dalla sindaca, a testimonianza del fatto, secondo la prima cittadina della capitale, che “l’amministrazione non si è preoccupata neanche di verificare dove concedeva di edificare”.