"Ha sparato per difendersi e per difendere la vittima. C'era un uomo in pericolo e pure lui doveva salvare la pelle. Una volta intervenuto non aveva alternative". Un testimone che ha assistito a tutta la scena avrebbe scagionato completamente il poliziotto che, lunedì mattina a Guidonia, ha sventato una rapina uccidendo uno dei malviventi e ferendo gravemente l'altro. Il passante, riferisce il Messaggero, sarebbe già stato ascoltato dagli inquirenti. "Chiunque sarebbe scappato. Io ero atterrito, invece il poliziotto ha avuto coraggio e ha sparato solo quando i rapinatori gli hanno puntato la pistola addosso". Per ora l'agente, Nicola il suo nome, resta indagato per eccesso di legittima difesa. Il poliziotto ha sparato tre colpi di pistola, due hanno centrato i rapinatori all'addome. Uno, 23 anni, è morto, l'altro, coetaneo, è ancora ricoverato in terapia intensiva in coma farmacologico.

Secondo il sindacato Silp Cgil l'agente ha agito ‘da manuale' e "e l'iscrizione nel registro degli indagati è un puro atto dovuto. Siamo fiduciosi nell'operato della magistratura per una rapida e positiva chiusura di questo caso". Lo afferma Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil. "Soltanto chi non conosce il codice di procedura penale può pensare che questa iscrizione nel registro degli indagati sia un ‘atto persecutorio' nei confronti del poliziotto che, da quel che mi risulta, ha già chiarito ampiamente la propria posizione, confermando i riscontri delle prime indagini. I poliziotti non hanno bisogno di chi cavalca episodi come questo per lucrare consenso magari organizzando, addirittura, delle raccolte fondi senza capire bene a quale scopo. Le lavoratrici e i lavoratori in divisa hanno bisogno di operare con serenità, rispettando le leggi e consapevoli del loro ruolo primario nella società a difesa del cittadino. Tutto il resto è esclusivamente pura propaganda e demagogia".