Una storia che fa eco a quella di tante altre quella di S., una donna di Ostia che per anni ha vissuto nel terrore, ostaggio del marito violento. Percosse, insulti, umiliazioni. Una quotidianità fatta di violenza e sopraffazione, da cui è riuscita a uscire grazie al coraggio di dire basta e al sostegno degli agenti di polizia che l'hanno convinta a denunciare, e a cui ha deciso di scrivere una lettera per ringraziarli.

Mi chiamo S., e ho subito maltrattamenti da mio marito. Ecco, finalmente riesco a dirlo senza paura. Lui è ormai il mio ex il mio PASSATO. Tante le volte, al pronto soccorso ho raccontato di cadute accidentali… Luglio 2016: finalmente riesco a pronunciare quella parola… AGGRESSIONE… La Polizia di Stato mi convoca in Commissariato. Per un colloquio dicono…
Davanti a me un agente. Lo guardo con sospetto. Lui non si fa scoraggiare dalla mia ritrosia. Mi stupisce la serenità con cui mi chiede spiegazioni. Io dico di non voler denunciare, per paura, per sfiducia nella giustizia, perché ho un
marito cocainomane e alcolizzato e ho paura di ciò che succederà…Ho paura della sua imprevedibilità, di ciò che potrà farmi ancora, quell’uomo che ho sposato perché lo amavo… Me ne vado pensierosa. Ho ancora tanta paura. Ho fatto il nome dell'artefice delle mie ferite. Che ne sarà di me?

"Non sei sola, ci siamo noi ". Le parole dell'agente mi si piantana in testa. Scavano un abisso nella mia anima. Prendo coraggio e una settimana dopo, presento la denuncia.Da li inizia il calvario: telefonate anonime, pedinamenti, rilevatore satellitare in macchina, espongo altre 4 denunce e, ad una misura cautelare di allontanamento. Seguono gli arresti domiciliari ed un giudizio immediato.
Una settimana fa la condanna in primo grado: 4 anni. Ero incredula. Sono stai mesi difficilissimi, ma ne sono uscita!
Con questa lettera voglio dare forza alle donne che soffrono come me. E voglio dire loro di fidarsi delle forze dell'ordine . La polizia c'è e lavora con passione e dedizione, ti protegge e crede che la violenza si possa combattere. Al Commissariato di Ostia, ho avuto, al mio fianco, agenti pronti a sciogliere le mie paure.
Ho bussato mille volte e ho trovato la porta sempre aperta… Mi hanno accompagnato con umanità in questo percorso difficile. Mi hanno dato aiuto psicologico, dimostrando grandi capacità professionali ed investigative , grazie
alle quali è arrivata la condanna.
Li ho chiamati spesso… i miei angeli.