In cosa consiste il piano di superamento dei campi rom del comune di Roma? In quali tempi e con quali risorse verrà attuato? Difficile rispondere con esattezza a questa domanda, a cominciare da quando l'amministrazione di Virginia Raggi ha presentato un primo cronoprogramma (che Fanpage.it anticipò lo scorso dicembre).  Tutti i documenti approvati successivamente, a cominciare dalla bozza semi-definitiva del “Piano di Roma Capitale per l’Inclusione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti”, i cui contenuti sono stati spiegati in due distinte lettere inviate all'Unar (Ufficio nazionale antidiscrimanzioni razziali) e alla Commissione Europea (dove pende nei confronti dell'Italia una procedura d'infrazione per il trattamento della popolazione rom), enunciano un programma d'intenti vago, senza scendere nei dettagli delle azioni da intraprendere.

Oggi l'Associazione 21 luglio ha ‘svelato', nel corso di una conferenza stampa, i contenuti del Piano per l'Inclusione, denunciandone criticità e contraddizioni di un piano che, secondo il presidente Carlo Stasolla, avrà come conseguenza il "ritorno agli insediamenti abusivi", non mettendo al contempo fine a politiche "chiaramente discriminatorie". Il contenuto del Piano è stato presentato dall'avvocatura Capitolina, costituitasi in un procedimento dinanzi al Tribunale Civile di Roma, a seguito di una denuncia proprio della 21 luglio.

Il primo problema è che le azioni del Piano, arriverebbero a coinvolgere in definitiva solo una piccola minoranza dei cittadini rom e sinti della capitale. Su una popolazione di circa 7500 persone, ne riguarda solo 4500, quelle censite nei ‘campi attrezzati' e ‘informali' con i documenti e una posizione anagrafica e di residenza regolare. Una seconda scrematura, a seguito delle espulsioni dai campi attrezzati prevista dalla seconda azione del piano, si arriverebbe (secondo i calcoli dell'associazione) a circa 3600 beneficiari, una cifra che scenderebbe addirittura a solo 1500 rom, che avrebbero tutti i titoli in regola. Il resto? Senza alternative si tornerebbe con tutta probabilità alla nascita di decine di campi abusivi nelle periferie e negli interstizi della città.

Il secondo nodo dolente arriverebbe poi per le strategie d'inclusione successive all'uscita dai campi rom, anche se per una popolazione ridotta, per la quale s'immagina come soluzione ponte in attesa di una casa definitiva, la sistemazione in caserme dismesse, alberghi e campeggi. Così ci sarebbe il rischio della "nascita di un nuovo perverso ‘sistema assistenziale per soli rom', vista l’assenza di strumenti abitativi alternativi così come la mancanza di finanziamenti certi". Ma quando cominceranno a essere chiusi davvero i campi attrezzati creati dal piano rom voluto da Gianni Alemanno? L'unica indicazione in merito riguarda il campo de La Barbuta e quello di via della Monachina, di cui si prevede la chiusura definitiva addirittura nel 2021.

Intanto che si discute e si mette in atto il Piano, vengono chiusi tutti i servizi sociali e di scolarizzazione all'interno dei campi rom. Una vera e propria ritirata delle istituzioni da dei ghetti creati dalla stessa amministrazione, che vengono di fatto abbandonati a loro stessi, lasciando solo un servizio di guardiana e vigilanza. Una modalità d'intervento che l'Associazione 21 luglio contesta con forza, chiedendo all'amministrazione Raggi di attenersi agli obiettivi della Strategia Nazionale d'inclusione di rom, sinti e camminanti", approvando la delibera d'iniziativa popolare presentata dal Comitato Accogliamoci che il prossimo 30 marzo arriverà all'Assemblea Capitolina, e "il cui testo era stato fatto proprio anche dall’allora consigliera comunale Virginia Raggi", che presentò come prima firmataria una delibera estremamente simili, i cui contenuti furono elaborati proprio dalla 21 luglio, quando si trovava all'opposizione.

Le azioni immaginate dall'amministrazione pentastellata, confermerebbe così un atteggiamento sostanzialmente discriminatorio per la popolazione rom, la cui integrazione sociale e risposta all'emergenza abitativa continua a seguire criteri etnici, gli stessi criteri etnici in base ai quali verrano proposti ‘patti d'integrazione' da sottoscrivere per accedere al percorso di fuoriuscita dalle baraccopoli istituzionali chiamate ‘villaggi attrezzati'. Lo stesso atteggiamento avuto dall'assessore AndreaMazzillo lo scorso 9 marzo, quando individuava soluzioni diverse per alcuni occupanti abusivi di uno stabile privato a La Rustica: gli italiani affidati ai servizi sociali, i cittadini individuati come di ‘etnia rom indirizzati0' in un campo.