in foto: ROME, ITALY – 2016/09/08: Raffaele Marra, while strolling the streets of the capitol during the meeting of the junta in the Capitol in Rome, Italy. (Photo by Andrea Ronchini/Pacific Press/LightRocket via Getty Images)

I Ros dei carabinieri hanno eseguito questa mattina l'arresto di Raffaele Marra per corruzione. In manette anche il noto costruttore romano Sergio Scarpellini, quello che Alessandro Di Battista definì "l'immobiliarista" della casta. E la responsabilità del terremoto che sta scuotendo da questa mattina il Campidoglio è solo della sindaca Virginia Raggi, che non ha voluto sentire ragioni a chi per mesi, fuori e dentro il M5s, gli ha chiesto di allontanare Raffaele Marra. Non basterà dire che i fatti risalgono ai tempi dell'amministrazione Alemanno: dovrà finalmente spiegare ai suoi elettori e ai colleghi di partito perché la presenza di un personaggio come Marra in Campidoglio fosse da lei considerata irrinunciabile.

Con un passato alla corte di Gianni Alemanno prima e di Renata Polverini poi, già solo per questo in tanti lo avrebbero voluto fuori dalla squadra di governo della capitale. Ma qui Raggi la spunta una prima volta nominandolo vicecapo di gabinetto. Poi lo scorso settembre le dimissioni dell'assessore al bilancio Minenna e dal capo di gabinetto Carla Maria Raineri. Entrambi puntano l'indice contro lo strapotere di Marra, accusato anche di aver lavorato per le dimissioni di Raineri.

A quel punto Raffaele Marra non esita a definirsi "lo spermatozoo che ha fecondato il MoVimento". Ma le pressioni sulla sindaca si fanno fortissime, anche i big nazionali arrivano a chiedere un passo indietro di quello che ormai viene definito (con un pizzico di fantasia di troppo) il Richelieu alla corte di Virginia, o il Rasputin del Campidoglio. Ma come in tutte le iperboli un fondo di verità c'è sempre: perché la sindaca continua a tenere il punto, e di allontanare Marra proprio non ne vuole sapere, e dalla sua segreteria lo sposta a capo del Personale.

Poi arriva il rimpasto di giunta con le nuove nomine, e in tanti continuano a chiedere che Marra sia allontanato da un ruolo importante come quello di responsabile dei 23.000 dipendenti capitolini, magari in un municipio. Niente da fare: ancora una volta la sindaca salva il suo fedelissimo. "Se va via Marra lascio anche io", avrebbe detto.

Un'ostinazione nel difendere questo ambizioso ex finanziere passato poi alla politica, con il sogno di entrare nei servizi segreti, che ha portato la sindaca a giustificarlo anche di fronte all'Anac. Alcuni giorni fa, secondo quanto riportato da la Repubblica, Virginia Raggi avrebbe inviato all'anticorruzione un documento in cui si assume la responsabilità della nomina del fratello Renato Marra, in forze alla polizia locale, come dirigente della direzione turismo. Una nomina nel mirino dell'authoriy, che l'altro ieri ha inviato la polizia in Campidoglio per acquisire la documentazione su diverse nomine avvenute in questi primi cinque mesi di governo pentastellato a Roma.

Una scelta quella della sindaca che appare incomprensibile, e che ora dovrà spiegare ai romani e ai suoi elettori. Porgendo magari anche qualche scusa.