Le indagini sull'omicidio di Emanuele Morganti, il 20enne massacrato di botte dal branco nella notte tra il 24 e il 25 marzo all'esterno di una discoteca di Alatri, in provincia di Frosinone, continuano senza sosta, anche se, ad oggi, un vero e proprio movente per l'assurdo omicidio non c'è ancora. Proprio nella speranza di pervenire ad una motivazione per l'assassinio del 20enne, gli inquirenti attendono ora i riscontri sul materiale informatico sequestrato agli indagati per il delitto, che in tutto sono 9, sui quali pende l'accusa di omicidio volontario.

In particolare, le indagini degli inquirenti si concentrerebbero sul cellulare di Mario Castagnacci, uno dei due fratellastri fermati per l'omicido – l'altro è Paolo Palmisani – e ritenuto colui che ha inferto il colpo di spranga mortale sulla testa di Emanuele. Secondo gli inquirenti c'è la possibilità che Castagnacci, subito dopo il delitto, abbia potuto comunicare con altri indiziati e parlare, soprattutto tramite i messaggi Whatsapp, del delitto appena commesso. Come detto, la speranza dei magistrati è quella di trovare, in una delle chat del 29enne, un movente all'assurda violenza che ha tolto la vita ad Emanuele Morganti.