Presto nel Lazio la pillola abortiva potrebbe essere disponibile anche nei consultori familiari.  Alla Regione Lazio c'è infatti gruppo di lavoro che sta studiando, seguendo le direttive dei piani del Ministero della Salute, la possibilità di offrire alle donne di accedere all'aborto farmacologico con la pillola RU486 non solo negli ospedali. Non si tratta quindi di una decisione già presa, ma occorrerà aspettare i risultati degli approfondimenti e poi la giunta regionale valuterà.

I dati della Regione dimostrano che gli aborti nel Lazio sono diminuiti. Nel 2015 si sono verificati circa 9.000 casi, la metà rispetto a dieci anni fa. "In questi anni la Regione Lazio ha lavorato responsabilmente – si legge nel comunicato stampa- per mettere in campo politiche attive a favore della maternità, dell'infanzia e della salute della donna. Abbiamo rafforzato la rete dei consultori, dei centri antiviolenza e degli sportelli rosa e allargato il ruolo di filtro di Pronto Soccorso e Ospedali. Contraccezione e prevenzione i settori su cui stiamo insistendo mediante campagne informative e investimenti importanti".

L'interruzione di gravidanza attraverso il metodo farmacologico, ricordiamo, si basa sull'assunzione di mifepristone (l’RU486) e una prostaglandina, a distanza di 48 ore l'uno dall'altro. Il mifepristone, si legge nelle disposizioni del Ministero della Salute, agisce sul lato abortivo inteso come cessazione della vitalità dell'embrione; l’assunzione del secondo farmaco determina invece l’espulsione del prodotto abortivo. Questo tipo di aborto prevede al momento un ricovero ordinario di circa tre giorni e la sua efficacia p del 93/95 per cento e quindi, sottolinea il ministero, nel 5 per cento circa dei casi è necessario sottoporsi comunque ad un intervento chirurgico di revisione della cavità uterina per completare l’aborto o fermare un’emorragia importante in atto.

Attacca il Movimento per la Vita: "Contrario alla legge 194"

Contrario alla possibile novità introdotta dalla Regione Lazio è il Movimento per la Vita. Questa la posizione del presidente Gian Luigi Gigli: "Dopo i concorsi riservati per medici non obiettori di coscienza, ora si è inventato anche l'aborto chimico in consultorio: ma l'iniziativa cozza sia contro la legge del 1975 istitutiva dei consultori familiari, sia contro la legge del 1978 che ha legalizzato l'interruzione volontaria di gravidanza. La legge 405 attribuisce ai consultori il compito di tutelare non solo la salute della donna ma anche quella del concepito. Dal canto suo, la legge 194 impone che l'aborto sia praticato da un ostetrico-ginecologo solo presso un ospedale o una casa di cura e assegna ai consultori anche il compito di fornire alle gestanti informazione e assistenza per contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna ad abortire".