in foto: I festeggiamenti per il Natale di Roma.

Da questo momento, il tempo verrà misurato “ab urbe condita”, dalla fondazione di Roma. Lo storico Marco Terenzio Varrone, all'epoca di Giulio Cesare, stabilì, seguendo una serie di calcoli basati sulla durata in carica di consoli e re e secondo rilevazioni astrologiche, che proprio quell'anno e proprio quel giorno Romolo aveva tracciato il perimetro della città e ne aveva iniziato la costruzione sul Palatino. Così il 21 aprile del 753 avanti Cristo è diventato per tutti la data ufficiale del Natale di Roma. In pratica Varrone aveva fissato al 509 avanti Cristo il primo anno della Repubblica e poi aveva attribuito 35 anni di regno a ciascuno dei sette re di Roma. In precedenza, per misurare la storia, i romani indicavano gli anni a partire dai nomi dei due consoli in carica.

In realtà i calcoli alternativi non mancano. Secondo Velleio Patercolo , la città fu fondata 438 anni dopo la caduta di Troia (11 giugno 1182 a.C.) e ciò avvenne subito prima di un'eclissi di sole,  mentre Marcio Porcio Catone colloca la fondazione di Roma 432 anni dopo la distruzione di Troia. Secondo la storiografia moderna, invece, Roma di fatto non fu “fondata” con un atto volontario, ma nacque dalla progressiva unione di piccoli villaggi sui sette colli. Il mito racconta invece di una fondazione avvenuta a opera di Romolo, discendente dalla stirpe reale di Alba Longa, che a sua volta discendeva da Silvio, figlio di Lavinia e di Enea, l'eroe troiano arrivato nel Lazio dopo la caduta di Troia. I due gemelli, Romolo e Remo, allattati da una lupa e poi cresciuti dal pastore Faustolo e dalla moglie, decidono di fondare una Città. Romolo vuole chiamarla Roma ed edificarla sul Palatino, mentre Remo la vuole chiamare Remora e fondarla sull'Aventino.Tito Livio tacconta i fatti così

“Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, interrogati mediante aruspici, chi avrebbe dato il nome alla città e chi vi avrebbe regnato. Per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l'Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi dodici quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re entrambi. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dallo scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette [più probabilmente il pomerium, il solco sacro] e quindi Romolo, al colmo dell'ira, l'avrebbe ucciso aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d'ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura». In questo modo Romolo s'impossessò del potere e la città prese il nome del suo fondatore. “

La celebrazione del 21 aprile, Natale di Roma, dopo secoli di oblio dopo la caduta dell'Impero, fu ripristinata nel Quattrocento e poi tornò in auge dopo il 1870 come riaffermazione dei valori ideali del Risorgimento. Fu la prima celebrazione istituita dal governo Mussolini che, a partire dal 21 aprile 1924 lo istituì come festività nazionale, denominata "Natale di Roma – Festa del lavoro". Nel 1945 fu decretata di nuovo la Festa dei lavoratori il primo maggio, limitando la festività del Natale di Roma al solo ambito cittadino della Capitale.