Un intervento chirurgico per rimuovere dei calcoli dalle vie biliari gli provoca la perforazione dell'intestino e, dopo ventotto giorni, la morte. Il caso risale al dicembre 2010, quando un imprenditore di 71 anni, Pietro Minichini, si reca all'ospedale San Giovanni di Roma lamentando febbre e forti dolori addominali. Viene allora sottoposto a diverse analisi, tra cui una radiografia che produce due referti: nel primo si ipotizzava la presenza dei calcoli, in un altro questi venivano esclusi.

L'uomo sarà operato solo in base al primo referto e morirà dunque a seguito di un'operazione non necessaria. Ora, a sette anni di distanza, per quella che il pm Attilio Pisani ha definito un equivoco, sono stati condannati lo scorso venerdì a sei mesi di carcere la radiologa e il chirurgo coinvolti. La famiglia dell'uomo, costituitasi parte civile, avrà diritto a un risarcimento di 150.000 euro, a carico dell'ospedale. A raccontarlo il quotidiano il Messaggero, che spiega come la sentenza abbia portato anche all'apertura di un altro fascicolo che vede iscritti altri quattro medici, sempre del reparto di Medicina Interna del nosocomio romano.

"Finalmente sono state accertate le responsabilità sulla morte di mio marito – le parole della vedova dell'imprenditore riportate dal giornale romano – Abbiamo deciso la via legale, con i miei figli, nella speranza che non si muoia più di malasanità".