Si sentono traditi i cittadini di Villa Spada e Fidene. Dopo le proteste dello scorso autunno la promessa dell'amministrazione di chiudere l'impianto Tmb di via Salaria di Ama, con cui convivono da anni. Una chiusura graduale, che doveva passare però prima di tutto da far lavorare a ritmi ridotti l'impianto, in modo da non asfissiare con la puzza che proviene dall'impianto i cittadini oramai esasperati. Ma da giorni sono chiusi in casa, le finestre sbarrate nel tentativo di allontanare quel terribile odore.

E invece l'impianto lavora a pieno regime, anzi è al collasso, mentre la raccolta va a rilento e gli autocompattatori rimango in fila fuori. E se il commissariamento del rapporto tra la Co.La.Ri di Manlio Cerroni e l'Ama, per aggirare l'interdittiva antimafia che pesa sul consorzio del ‘Re della Monnezza', ha evitato che si arrivasse a una vera e propria emergenza, la situazione ancora non è normale alla fragilissima normalità della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nella capitale. Situazione critica anche in III Muncipio, dove i cassonetti sono ancora pieni d'immondizia.

E il caso del Tmb di via Salaria mette in tensione in rapporti tra il Campidoglio e Piazza Sempione, dove la maggioranza grillina guidata da Roberta Capoccioni si trova a rispondere alle domande e ai disagi dei cittadini, che chiedono che fine abbiano fatto le promesse degli scorsi mesi. Non nasconde le difficoltà Domenico D'Orazio, volto storico del Comitato di Quartiere Serpentara, ora assessore all'Ambiente: "Purtroppo questa situazione non sarà di facile gestione e risoluzione immediata, anche in previsione delle feste pasquali che inevitabilmente aggraveranno la criticità".