Nella mattinata di ieri gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, del commissariato Trevi, assieme ai funzionari del Dipartimento Patrimonio, hanno proceduto con la riacquisizione del Rialto Sant'Ambrogio, da anni sede di diverse associazioni, tra cui il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, il coordinamento che ha portato alla vittoria referendaria del 2011 di cui il M5s ha sempre fatto una bandiera. L'acqua bene comune è addirittura una delle cinque stelle che danno nome al movimento. Il secondo sgombero in poche settimane per la struttura. Gli ex assegnatari erano stati cacciati una prima volta il 16 febbraio scorso. Dopo la rioccupazione e la mediazione con l'amministrazione, che aveva concesso alle associazioni di rimanere in attesa di trovare una soluzione complessiva al tema del patrimonio pubblico – deve esser presentato un nuovo regolamento – e al caso specifico del Rialto.

Ma che figura fa il governo 5 stelle a sfrattare i cittadini che si battono per l'acqua come bene comune? Il problema è stato "risolto" il giorno precedente lo sgombero, quando sul sito di Roma Comune compare un bando per l'assegnazione di un bene confiscato alla mafia (ancora in via di acquisizione per altro) "per lo svolgimento di attività e progetti socio-culturali volti a promuovere la collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la valorizzazione dei beni comuni urbani, con particolare riguardo ad iniziative di sensibilizzazione sul valore sociale delle risorse idriche comunali".

Un bando evidentemente scritto pensando al movimento per i beni comuni e in particolare al Forum italiano dei movimenti per l'acqua. Ma questi ultimi rispediscono al mittente l'invito: "Consideriamo vergognoso e da vecchie pratiche di una politica che non poteva altro che portare a Mafia Capitale, vedere sul sito del Comune un bando di assegnazione per associazioni che si occupano guarda caso di acqua e beni comuni pubblicato proprio il giorno prima di questo nuovo sgombero".

Un bando che immagina la soluzione per una sola delle associazioni coinvolte, quando la rete che ha animato il Rialto in questi anni ha sempre detto di essere disposta a cambiare sede, ma trovando una nuova casa a tutti gli inquilini del palazzo storico del Ghetto. Rincara così la dose la rete Decide Roma, che mette assieme spazi sociali e associazioni. "L’operazione grottesca sul Rialto posta in essere nelle ultime 24 ore sembra prefigurare un laboratorio, un modello da applicare nel futuro: solo la maggioranza politica, trincerata dietro gli automatismi amministrativi, decide autoritariamente chi può stare dove, e come, e perché. Alla faccia della partecipazione, dell’autogoverno, dei beni comuni".

Forse in Campidoglio qualcuno pensava che la promessa di uno spazio a canone gratuito fosse sufficiente per evitare polemiche di fronte allo sgombero. Una figuraccia, non c'è che dire.