Parla in un'intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica, Francesco Morganti, dieci anni più grande del fratello Emanuele, ucciso a botte e sprangate fuori una discoteca di Alatri, per quelli che la procura definisce "futili motivi". Oggi due dei presunti responsabili del pestaggio sono stati arrestati, mentre continuano le indagini per chiarire cosa sia accudito fuori il Miro Music Club la notte tra venerdì e sabato.

"Non è stata una rissa, è stata un'esecuzione. Alla fine gli hanno anche sputato addosso", spiega Francesco, esponendo alcuni terribili particolari raccontati anche da un amico di Emanuele a Fanpage.it. Invita "a non andare lontano" per spiegarsi quello che è accaduto, parla di "cattiveria gratuita". Di una cosa è sicuro, il movente non esiste se non la rabbia cieca e omicida: "Emanuele non aveva conti in sospeso con il mondo e non conosceva le persone che stavano al Miro, venerdì sera. Non c'è altra spiegazione, la cattiveria umana".

Vuole giustizia ma non vuole parlare degli indagati per "non alimentare altro odio". Quello che ferisce la famiglia di Emanuele però sono le reticenze e l'omertà, lo stesso clima raccontato dagli inquirenti che stanno lavorando al caso: "Qui non parla nessuno". Poi riporta le parole della fidanzata di Emanuele, Ketty, che allungano una luce ancora più inquietante sulla dinamica dei fatti: "Ha raccontato che non ha potuto fare niente, le donne della compagnia che ha aggredito Emanuele l'avevano bloccata dentro il club prima che mio fratello fosse spinto all'esterno dai buttafuori".