L‘Associazione 21 luglio, in prima fila per la tutela dei diritti degli ultimi, in particolare delle popolazioni rom e sinti, ha dato vita questo pomeriggio ad un flash-mob in Campidoglio contro la chiusura dei nasoni, per il diritto all'accesso all'acqua. Con gli attivisti della 21 luglio alcune decine di abitanti degli insediamenti, che usufruiscono dei servizi idrici solo grazie alle fontanelle. Nelle loro stesse condizioni circa 10.000 persone. Acqua necessaria per lavarsi, bere, pulire, cucinare, in condizioni già di difficoltà e indigenza. In piedi, con un bicchiere vuoto in mano, chiedono alla sindaca e Acea di non chiudere i rubinetti, di trovare altre soluzioni per fronteggiare la crisi idrica in corso.

L'associazione ha anche deciso di scrivere una lettera a Leo Heller, Relatore Speciale ONU sui diritti umani all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari: "Questa lettera ha lo scopo di portare alla Sua attenzione l’allarmante situazione che si sta verificando a Roma per quanto riguarda l’accesso all’acqua dei gruppi più svantaggiati. Com’è risaputo, Roma è famosa per le sue fontanelle pubbliche, meglio conosciute come “nasoni”, che sono sparsi in tutta la città e forniscono acqua 24 ore su 24. A seguito di un’ordinanza della sindaca Virginia Raggi, oggi molte di queste fontane stanno chiudendo in quanto si considera che rappresentino uno spreco d’acqua in questo periodo di siccità. A partire dal 3 luglio, quando questa misura è entrata in vigore, il Comune ha fatto chiudere 30 fontanelle al giorno, con l’obiettivo di lasciarne attive solo 84 su 2.800. Tuttavia, i nasoni rappresentano solo l’1% dello spreco d’acqua della città, contro il 50% delle falle delle tubature".