Da un lato l'emergenza incendi, dall'altro la crisi idrica. Facce diverse dello stesso problema: la siccità. Roma si trova alle prese con una grana difficile da risolvere: la cronica mancanza d'acqua. Che diventerà ancora più grave dal prossimo 28 luglio, quando il governatore della Regione Lazio Zingaretti ha ordinato lo stop ai prelievi dal lago di Bracciano. Un bacino il cui livello si è abbassato di più di un metro in due anni e che rischia di scomparire, come hanno documentato varie inchieste tra cui quella di Eleonora Mastromarino per Fanpage.it. La Regione è corsa ai ripari: "Per determinare l’avvio di un’azione di salvaguardia relativa agli aspetti ambientali-naturalistici del bacino, con l’obiettivo di recuperare per quanto possibile la sua naturale integrità ecologica", sono le motivazioni del provvedimento annunciato da Zingaretti.

Il rischio: romani senz'acqua fino a 8 ore al giorno.

Provvedimento che però rischia, nel breve termine, di avere una pesante ripercussione sui cittadini della Capitale: il razionamento. "Una decisione unilaterale e illegittima, che comporterà una serie di gravi conseguenze per i cittadini di Roma – aveva affermato difatti Acea in una nota dopo la decisione di Zingaretti – La drastica riduzione dell'afflusso di acqua alla rete idrica della Capitale ci costringerà, infatti, a mettere in atto una rigida turnazione nella fornitura che riguarderà circa 1.500.000 romani".

Non ci sono ancora dettagli su questa turnazione, che secondo quanto scritto dal "Corriere della sera" potrebbe però lasciare i romani, a turno, fino a otto ore senz'acqua. Il razionamento non risparmierebbe nessun quartiere né tipologia di edificio: ospedali, caserme, abitazioni. A fare per prime le spese del razionamento potrebbero essere le zone situate più in alto, come i quartieri Parioli e Monte Mario.

Le soluzioni nel medio e lungo periodo alla crisi idrica.

Se l'annunciato razionamento sarà la soluzione d'emergenza al problema della crisi idrica, da Acea, oltre a criticare la decisione di Zingaretti – "Si mettono in croce romani e turisti per un millimetro e mezzo d’acqua al giorno (l’abbassamento dovuto alle captazioni) quando il lago di Bracciano ne perde otto per l’evaporazione naturale a causa della siccità", ha dichiarato al Corriere il presidente Paolo Saccani – arrivano anche soluzioni nel medio e lungo periodo al problema. Si chiamano principalmente lotta alle dispersioni idriche, che nella Capitale raggiungono livelli record (44 per cento contro una media nazionale del 38-40 per cento) e potabilizzazione delle acque del Tevere, parte delle quali sono usate attualmente per irrigare i giardini. Allo studio c'è anche il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, che si trova in provincia di Rieti e fornisce alla Capitale 9.100 litri al secondo. Si tratta comunque di soluzioni che necessiteranno di diversi mesi – o anche anni – per venire attuate: nel frattempo, se la crisi idrica perdurerà, i romani dovranno fare i conti con i rubinetti chiusi, autobotti e altre soluzioni d'emergenza.