Potrebbe finire nella lista dei Patrimoni dell'umanità tutelati dall'Unesco. Ma per farlo occorre che non scompaia prima. E se si parla di Civita di Bagnoregio, il borgo di origine etrusca in provincia di Viterbo, si tratta purtroppo di più di un'eventualità. Già, perché la "città che muore", come è anche noto il borgo, oltre a essere uno dei più bei paesi italiani è anche uno dei più fragili. Tutto a causa della natura – argillosa negli strati più inferiori e poi tufacea – del terreno su cui sorge, un colle al centro della valle dei Calanchi.

Civita di Bagnoregio, un milione di euro per salvare la "città che muore"

La sua posizione è al tempo stesso croce e delizia: l'ha resa unica, raggiungibile solo da un lungo ponte di cemento, ma l'ha anche esposta al rischio di continui crolli e frane, come quello avvenuto lo scorso 26 luglio. Proprio per riparare agli ultimi danni, dalla prossima settimana partiranno i lavori decisi dalla Regione Lazio: sono in arrivo un milione e 200mila euro per mettere in sicurezza la parte della rupe franata, evitando che scompaia del tutto. Settanta giorni di tempo per dare nuova linfa vitale a un borgo che rappresenta un vero e proprio gioiello da tutelare, invidiato e ammirato dai turisti di tutto il mondo, e amato anche in Italia.

Sono tanti, infatti, ad avere aderito all'appello lanciato nel maggio scorso dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, per chiedere di tutelare il borgo e di farlo inserire dall'Unesco nella lista dei patrimoni dell'umanità: "È uno dei posti più belli e unici al mondo che rischia però di essere dimenticato", aveva detto Zingaretti alla presentazione dell'iniziativa. Appello al quale hanno risposto in tanti, tra cui il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, il musicista Ennio Morricone e i registi Ettore Scola, Bernardo Bertolucci e Giuseppe Tornatore: per quest'ultimo il borgo ha fatto anche da set per il film "L'uomo delle stelle".