Il sorriso sempre stampato sul volto, l’apparecchio ai denti, un pesce enorme appena pescato che quasi non entra nell’obiettivo dello smartphone, le prede delle battute di caccia, la sua grande passione, un interesse che condivideva con gli amici di sempre e con il fratello. Sono frammenti, piccole istantanee di una vita che non c’è più. Sono gli scatti pubblicati su Facebook, le frasi degli amici, l’addio della fidanzata Ketty a restituire un’immagine, seppur sbiadita, di Emanuele Morganti. A venti anni è stato ucciso barbaramente da un gruppo di persone all’uscita di un locale di Alatri, un piccolo paese della Ciociaria. E ancora più minuscolo era la frazione dove abitava, Tecchiena, nemmeno quattromila abitanti. Sembra che il nome derivi dall’equivalente latino di astuzia, frode o agguato, perché in antichità la stretta valle doveva essere un luogo ideale per tendere imboscate.Venerdì sera Emanuele prende per la prima volta la macchina del padre. Era tornato a casa dal lavoro, si era fatto la doccia ed era andato a prendere la fidanzata Ketty per andare a ballare ad Alatri. Prima di uscire le aveva scritto: “Ti amo più di ogni altra cosa". Vanno a ballare, litiga all'interno del locale e viene allontanato dai buttafuori. All’esterno viene picchiato selvaggiamente da un numeroso gruppo di persone.

Emanuele amava andare a caccia. Su Facebook sono tante le fotografie i cui, sorridente, imbraccia il suo fucile da caccia, indossa una mimetica militare e la cartuccera. Ogni domenica telefonava ai suoi amici per darsi l’appuntamento per andare a sparare. “Fin da piccoli abbiamo condiviso la stessa passione, da un mazzafionda al fucile”, scrive un amico. Andavano a caccia di uccelli nei dintorni di Alatri, beccacce soprattutto. In una fotografia ci sono Emanuele in compagnia di due amici. Seduti a terra hanno passato una serata a chiacchierare e a sentire Vasco Rossi. “Eravamo noi tre quella sera a piangere perché partivi per Salerno. Parlavamo di quando si sarebbe aperta la caccia. Quella è stata l'unica volta che ti ho visto piangere hai sempre portato quel sorriso stampato sul volto è quella risata unica. Bastava la minima cavolata per sentirci unici e stavamo bene così perché siamo cresciuti con la semplicità”, ricorda un amico.