In otto mesi, dal 1 novembre 2017 al 30 giugno 2017, gli sgomberi forzati sono aumentati del 133% rispetto agli otto mesi precedenti. A dirlo – in un report reso pubblico ieri – l'Associazione 21 luglio che parla di "ritorno delle ruspe" nella capitale, contro rom e migranti. "In pieno contrasto con quanto raccomandato dagli enti internazionali di monitoraggio sui diritti umani – sottolinea l'associazione – gli sgomberi forzati continuano ad annoverarsi tra le principali violazioni che colpiscono le comunità più vulnerabili, quelle che quotidianamente vivono segregazione e discriminazione".

In 7 casi tra quelli presi in esame i ricercatori hanno ottenuto dalle autorità locali "materiale documentale sa cui si evince che le azioni di sgombero condotte dalle Autorità non siano state accompagnate dalle garanzie procedurali prescritte dagli standard internazionali sui diritti umani". In pratica vuol dire che le azioni sono state condotte senza informare le autorità municipali di competenza, che si è trattato di provvedimenti collettivi, che non hanno tenuto conto delle situazioni di ciascun nucleo familiare, che solo in un caso su sette era presente la Sala Operativa Sociale di Roma Capitale, e che alternative di accoglienza (seppur temporanee) sono state offerte solo a donne con bambini minori.

Sgomberi insediamenti rom e migranti transitanti.

Secondo il monitoraggio compiuto dalla 21 luglio nel periodo preso in esame 28 gli sgomberi che hanno colpito la comunità rom, in particolare nel territorio dell'XI Municipio, dove se ne sono registrati ben sei. In tutto 478 le persone coinvolte per un costo stimato di 600.000 euro. Ma ad essere colpiti dagli sgomberi degli insediamenti informali non ci sono solo i rom: ripetuti gli interventi nella zona della stazione Tiburtina, dove trovano rifugio i migranti transitanti nella capitale, dove ben cinque interventi si sono verificati solo nel periodo che va dal 15 aprile al 30 giugno.

L'Associazione 21 luglio: "Mettere fine alla politica degli sgomberi forzosi"

"È necessario abbandonare l’approccio sicuritario e strutturare una programmazione politica e sociale che includa quanti risiedono negli insediamenti informali della Capitale – conclude l'Associazione 21 luglio Onlus – altrimenti si rischia di inaugurare una nuova stagione di ostilità e tensione sociale che, con una campagna elettorale alle porte, potrebbe rappresentare il combustibile ideale per il suo propagarsi e il suo degenerare in azioni incontrollate".